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PROFESSIONE FOTOGRAFO

#2-170515 – PROFESSIONE FOTOGRAFO, OVVERO SUONARE IL VIOLINO IN UN BORDELLO

Uno dei miei primi reportage fotografici  lo feci in Algeria nel 1973, per la rivista Safari del Gruppo Nautica.

Lì conobbi Guido Alberto Rossi il co-fondatore di The Image Bank con cui collaborai per molti anni.

Ma conobbi anche Max Monti il mitico reporter del Corriere della Sera.

Durante una cena nel deserto, inebriato dalla situazione,  espressi  a Max Monti il mio giovanile entusiasmo per la mia nascente professione di fotografo.

Max Monti era simpaticissimo e dotato di una verve non comune.

Dopo un attimo di silenzio mi raccontò questa storia.

IL TEMA DI PIERINO

<La maestra convocò il papà di Pierino e misurando le parole espose il problema.

Esordì dicendo: Suo figlio, Pierino, è un bravo ragazzo attento ed educato.

Ma l’altro giorno invitato a leggere il tema dal titolo “Il lavoro di mio padre” ha creato in classe non poco imbarazzo.

Io capisco che le esigenze della vita possano condurre a scelte lavorative estreme ma i genitori non dovrebbero comunque esaltarle.

Il papà di Pierino sgranò gli occhi.

Che cosa ha scritto mio figlio nel suo tema?

La maestra facendosi coraggio guardò dritto il volto del padre: Suo figlio ha dichiarato pubblicamente che lei… insomma lei… suona il violino in un bordello!

Il volto del padre di Pierino si distese in un attimo e ridendo disse: No, no… non le dia retta. Il fatto è che io faccio il fotografo e Pierino si vergogna!>

Anni dopo questa stessa storia me la raccontò anche Lanfranco Colombo durante un pranzo a base di frutta e verdure a Milano, nel retro della sua galleria.

Era per entrambi un modo caustico ancor più che divertente per raccontare la scarsa considerazione che in quegli anni si aveva in Italia per la professione di fotografo.

Ma le cose non sembrano cambiate.

Nonostante l’evoluzione dei costumi ancora oggi è raro trovare nelle case e nelle sale di aspetto pubbliche e private interessanti fotografie appese al muro a raccontare un fatto o a suscitare emozioni.

Quando avviene sono brutti ingrandimenti di cartoline postali stantie.

Le pareti pubbliche e private in Italia sono tappezzate da litografie  di pseudo arte che normalmente rappresentano  barche spiaggiate, lugubri tramonti e segni grafici inespressivi.

Non va meglio quando la scelta avviene esaminando le proposte d’arte dei grandi magazzini ricche di fiori e puttini.

Questo è il risultato di un’educazione sociale e scolastica infarcita di retorica e di moralismo da sacrestia.

IL PRIVILEGIO DI SCEGLIERE IL PROPRIO LAVORO

I fotografi  – vi assicuro ne ho conosciuto moltissimi, istruiti e istintivi, educati e veraci –  non sono mai persone noiose.

Sono individui liberi, capaci di guardare in profondità e capire il mondo in cui viviamo, spesso sono coraggiosi e molti sono impegnati sul piano civile.

I fotografi sono un po’ artisti e un po’ imprenditori e svolgono uno dei lavori più belli che si possano fare!

Qualcuno è diventato ricco, alcuni sono morti facendo il proprio lavoro, altri sono famosi o decisamente poveri ma tutti, proprio tutti, sono individui particolari e interessanti.

Con le loro immagini continuano a creare la più grande testimonianza della condizione umana che la storia ricordi, lavorando nelle metropoli, in piccole città ed in luoghi sperduti,  godendo la vita o soffrendo per ciò che vedono.

Se poi qualcuno, a tempo perso suona il violino in un bordello, è solo la  conferma che gli stimoli per la creatività sono senza  limiti.

(Antonello Tiracchia)

FOTOGRAFI TALIANI DEGLI ANNI 80

Da sx a dx: Gian Luigi Scarfiotti, Roberto Rocchi, Giovanni Gastel, Antonello Tiracchia, Fulvio Roiter, Tazio Secchiaroli, Franco Fontana, Danilo Cedrone, Franco Marocco, Emilio Lari- Fotografia di Giulio Liberatore, Numana 1987

GIUSEPPE LAMI

Il fotogiornalista Giuseppe Lami fotografato da Antonello Tiracchia nella tenda comando della XIV Compagnia Paracadutisti della Folgore- Bakwa, Afghanistan occidentale 3 agosto 2011.

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2017-05-15T15:47:11+00:00

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